Scontro USA-Iran: il mercato scommette 373 milioni di dollari su un attacco - Benzinga Italia

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Il Presidente Donald Trump ha concesso all’Iran un ultimatum di 15 giorni per giungere a un accordo , pena gravi conseguenze, ma secondo alcune indiscrezioni starebbe valutando l’ipotesi di attacchi mirati anche prima della scadenza.

Lunedì, il portavoce del Ministero degli Esteri, Esmaeil Baghaei, è stato categorico: non esiste il concetto di attacco limitato.

“Un atto di aggressione verrebbe considerato tale, senza distinzioni. E ogni Stato reagirebbe ferocemente a un’aggressione nell’esercizio del proprio diritto intrinseco alla legittima difesa”.

Domenica, durante il programma Face the Nation, il Ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha dichiarato alla conduttrice Margaret Brennan che, in caso di attacco statunitense, l’Iran colpirà le basi americane in tutta la regione.

“Saremmo costretti a colpire le basi degli Stati Uniti nell’area”, ha affermato, aggiungendo che il potenziamento militare di Washington “non potrà esercitare alcuna pressione su di noi”.

Quando l’inviato di Trump, Steve Witkoff, ha riferito nel fine settimana che il Presidente è sorpreso dalla mancata “capitolazione” dell’Iran, la risposta di Baghaei è stata lapidaria: gli iraniani non hanno mai capitolato in nessun momento della loro storia.

Scommesse da 373 milioni di dollari confermano l’imminenza

Il mercato di Polymarket “ Attacchi USA all’Iran entro…? ” è diventato una delle scommesse geopolitiche più rilevanti della piattaforma, con oltre 373 milioni di dollari puntati sull’esito.

I trader stimano attualmente una probabilità del 19% di un attacco entro la fine del mese.

Ampliando l’orizzonte temporale, il quadro si fa più inquietante: 59% di probabilità entro il 31 marzo e 73% entro il 31 dicembre.

Un altro mercato di Polymarket su “ Quanti paesi colpiranno gli Stati Uniti nel 2026? ” indica come risposta più probabile sei nazioni (31%) o sette (23%), con oltre 210.000 dollari scambiati. L’Iran rappresenterebbe una nuova aggiunta al conteggio del 2026.

Accordo o stallo

Al centro del confronto resta il programma nucleare iraniano.

Il Vicepresidente JD Vance ha dichiarato che l’Iran non ha ancora riconosciuto le condizioni fondamentali di Trump, tra cui spicca l’arricchimento zero dell’uranio sul suolo iraniano.

Washington pretende inoltre che il programma di missili balistici di Teheran diventi oggetto di trattativa. L’Iran ha definito entrambi i punti non negoziabili.

Un terzo round di colloqui è previsto per giovedì a Ginevra.

Baghaei ha smentito le notizie su un accordo già raggiunto: “Le speculazioni riguardanti un’intesa ad interim non hanno alcun fondamento”.

Implicazioni per il trading

In caso di escalation, il settore della difesa sarà il primo a beneficiarne. Palantir Technologies ( PLTR ), i cui contratti di analisi con il Pentagono la pongono al centro di qualsiasi dispiegamento nel Golfo, ha storicamente registrato acquisti in fasi di tensione.

RTX Corp ( RTX ), produttrice dei missili Tomahawk e Patriot che verrebbero verosimilmente impiegati in un attacco, rappresenta la scelta più diretta sul fronte hardware.

L’Iran controlla lo Stretto di Hormuz, il collo di bottiglia attraverso il quale transita circa il 20% della fornitura mondiale quotidiana di petrolio.

Qualsiasi ritorsione che minacci lo stretto potrebbe far schizzare verso l’alto le quotazioni del greggio.

United States Oil Fund ( USO ) e ProShares Ultra Bloomberg Crude Oil ( UCO ) sono gli strumenti più diretti in tal senso.

Per un’esposizione a lungo termine, Exxon Mobil ( XOM ) e Chevron ( CVX ) trarrebbero vantaggio da prezzi elevati e persistenti, sebbene un eventuale accordo che ripristini le forniture iraniane potrebbe penalizzarle.

Tuttavia, con l’arricchimento zero e i missili balistici definiti non negoziabili da Teheran, tale accordo potrebbe essere molto più lontano di quanto il mercato ipotizzi.

Continua a leggere: Trump sfida la Corte Suprema: dazi al 15% e mercati in stato di allerta


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